La formazione continua per la competitività aziendale 

In Italia è “urgente agire”!

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha lanciato un allarme sulla base di uno studio condotto in 34 paesi industrializzati per valutare lo stato della formazione continua professionale. Il risultato dello studio indica che il nostro paese è in una posizione di svantaggio rispetto ad altri paesi per molti parametri. Ciò ha un impatto negativo sul mercato del lavoro, sulla competitività e sulla produttività del nostro paese. Si richiede un’azione immediata per affrontare questa situazione e migliorare la formazione continua professionale per il benessere del paese e dei suoi cittadini.

I numeri della Formazione Professionale in Italia

L’avvertimento dell’OCSE non è un fulmine a ciel sereno. Già i dati relativi al 2019, come emersi dall’ultima relazione ISTAT sulla Formazione Professionale in Italia, non sono confortanti: il 60,2% delle imprese attive con almeno 10 addetti ha svolto attività di formazione professionale (solo il +5% rispetto al 2010), contro una media europea del 73% (la Norvegia ha raggiunto il 100%; Spagna, Regno Unito, Germania e Francia superano l’80%).

Un segnale relativamente positivo è determinato dall’incremento di aziende che hanno realizzato corsi di formazione nella tematica specifica di ambiente e sicurezza sul lavoro, mentre per le altre aree la quota di imprese si è perfino ridotta (dal 33,7% del 2010, al 32,3% nel 2015).

Rispetto al passato, sono in aumento le modalità di erogazione della formazione diverse dai tradizionali corsi, con particolare riguardo alla formazione in situazioni di lavoro, ai convegni e seminari e all’apprendimento mediante formazione a distanza.

Se analizziamo i dati della formazione in merito alla tipologia di aziende, sono ancora meno incoraggianti: nelle industrie manifatturiere del settore tessile e abbigliamento solo il 40,7% ha fatto formazione ai suoi dipendenti, nelle industrie della carta il 51,3% e del legno il 51,5%. Soltanto il 38% delle ditte che lavorano nella ristorazione e nei servizi di alloggio ha fatto formazione nel 2015, una situazione simile a quella delle imprese del commercio al dettaglio (41%).

Preoccupante anche l’enorme differenza che persiste tra le aziende più grandi (nelle ditte con più di 1000 addetti, il 69% dei dipendenti ha partecipato a programmi di formazione nel 2015) e le piccole (nelle aziende con 10-19 dipendenti, solo il 25% del personale è formato).

Quali sono le competenze professionali più importanti?

In relazione all’importanza delle competenze professionali, un’analisi ha rilevato che il 41,3% delle imprese considera l’incremento delle conoscenze tecnico-operative strettamente legate all’attività principale dell’azienda come il principale fattore per lo sviluppo futuro dell’impresa. Altri fattori considerati importanti sono le abilità relazionali (39,7%) e il lavoro di squadra (31,6%).

Perché le imprese non investono nel bene più prezioso che hanno: le persone?

I motivi che hanno spinto le imprese a non investire nel miglioramento delle competenze dei propri addetti sono vari: il 74% ritiene che la formazione non sia necessaria perché il proprio personale è già qualificato, mentre il 13% considera troppo elevati i costi della formazione professionale.

Eppure, sono molte le aziende che si pongono l’obiettivo di ridurre e azzerare gli infortuni. Molte sono quelle che investono nella formazione in ambito Salute e Sicurezza e rispetto ambientale, progettata per lavorare sulla cura delle persone, per salvaguardare il loro benessere e assicurare la loro crescita umana e professionale. 

Molte le aziende che credono nella formazione come strumento capace di apportare un vantaggio competitivo.

Formazione in ambito di Salute, Sicurezza e Ambiente: quali criticità?

Queste sono le criticità, che devono essere convertite in vere e proprie sfide, incontrate dalle aziende nel promuovere l’educazione professionale:

  • Eterogeneità dei partecipanti in termini di competenze ed esperienze che rende difficile l’illustrazione dei rischi specifici per ciascun individuo;
  • Difficoltà nell’affrontare la concretezza delle realtà aziendali durante la formazione;
  • La percezione da parte dei dipendenti che la formazione sia un obbligo e una trasmissione di nozioni, piuttosto che un’opportunità per sviluppare competenze utili;
  • La tendenza dei dipendenti a considerare la formazione sulla sicurezza come nozioni già note, senza considerarne l’importanza, e l’abitudine ad una formazione tradizionale, monotona e non interattiva

Per ovviare a queste problematiche e rendere la formazione più interessante ed efficace, in grado di ottenere migliori risultati in termini di apprendimento e coinvolgimento emotivo dei lavoratori, SafesPro ricerca costantemente nuove modalità di insegnamento. 

L’obiettivo è quello di dar vita a esperienze appaganti, in grado di generare un interesse virtuoso alle tematiche di Salute e Sicurezza e rispetto ambientale.

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