L’Italia emigrante: tra ambizioni e legami, la sfida dei talenti in fuga

La “fuga dei talenti” o l’emigrazione degli italiani verso paesi stranieri è un fenomeno che sta assumendo proporzioni significative. 

Secondo recenti dati ottenuti da una ricerca curata dalla docente di gestione delle risorse umane Serena Gianfaldoni dell’Università di Pisa, il numero di italiani iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, ammonta a 5,8 milioni. Nel 2022, il saldo migratorio è risultato negativo, con una differenza di 65 mila unità tra coloro che sono tornati in Italia e quelli che sono partiti.

I motivi principali di questa emigrazione sono legati soprattutto alla sfera economica. Infatti, il 59% dei partecipanti al campione ha indicato come causa principale la scarsa gratificazione economica in Italia, seguita dalla precarietà del lavoro (47%), la mancanza di possibilità di avanzamento e progressione di carriera (46%), il scarso riconoscimento delle abilità (44%) e la disorganizzazione (39%). 

Al contrario, all’estero, i punti di forza dell’ambiente di lavoro includono una maggiore gratificazione economica (74%), maggiori possibilità di crescita professionale (67%), riconoscimento delle abilità (61%), ambiente di lavoro stimolante (54%) ed efficienza (42%).

Nonostante il successo economico raggiunto all’estero, emerge un aspetto interessante riguardo alla soddisfazione culturale. 

Solo il 12% degli intervistati dichiara di essere soddisfatto dalla cultura del paese di adozione, indicando che molti italiani emigrati mantengono un forte legame con l’Italia. 

Il 43% frequenta ancora amici italiani o di origine italiana, il 57% visita l’Italia più di una volta all’anno, e addirittura il 92% ritorna nel paese per visitare parenti e amici.

Questo fenomeno di emigrazione, noto anche come “brain drain“, ha un impatto significativo sull’economia italiana. 

Si stima che costi all’Italia circa 14 miliardi di euro, equivalente a un punto percentuale del PIL. Questa fuga di cervelli priva il paese di talenti che potrebbero contribuire all’aumento del reddito nazionale, rendendo ancora più oneroso il debito pubblico.

La ricerca suggerisce che la soluzione potrebbe essere quella di rendere l’Italia più attraente per i talenti, investendo nell’istruzione, nelle opportunità di carriera e nella remunerazione adeguata. 

Sono anche necessari interventi da parte dello Stato, tra cui l’incoraggiamento alle aziende a assumere personale, la riduzione dei contratti a tempo determinato, l’adozione di strategie fiscali per stimolare gli investimenti giovanili, l’incremento dei concorsi pubblici e la garanzia di maggiore stabilità economica e sociale.
È importante, però, riconoscere che la percezione dell’identità italiana sta cambiando, passando da un’identità unica a una multipla. I giovani italiani vedono la loro identità come un complesso in continua trasformazione, aperta al confronto e all’assimilazione di elementi provenienti da tutto il mondo, alla ricerca della propria “zona di comfort” anche in luoghi lontani da casa.

Visualizzazioni: 0

Altre notizie

Approfondimento
Pubblicato il 01/08/2023
Il PNRR approva una riforma degli ITS e investe 1,5 miliardi di euro per potenziarne…
ApprofondimentoIstruzione
Pubblicato il 14/05/2023
La tecnologia è solo uno strumento. Gli studi umanistici ci aiutano a comprendere il significato…

Ricevi aggiornamenti sulle attività di SafesPro direttamente nella tua casella di posta elettronica