Il lavoro non ha età, lo smart working sì

Il MIUR definisce lo smart working come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali; un’organizzazione mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro. Lo definisce inoltre come una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, aiuta a favorire la crescita della sua produttività.

Il lavoro da remoto ha segnato profondamente la nostra società sia in ambito lavorativo che in ambito sociale. Questo è avvenuto soprattutto durante lo scorso biennio, nel pieno periodo Covid-19, durante il quale si è creato un cospicuo flusso migratorio verso il lavoro agile. Ad oggi, il ritorno alla “normalità” sta rimodificando gli equilibri, questa volta in senso opposto, verso il ritorno in ufficio. Questa condizione costituisce una dicotomia tra favorevoli e non. 

Secondo un sondaggio realizzato a fine settembre del 2022 dal portale dell’Agenzia per la ricerca del lavoro Monster, il 40% delle nuove generazioni esclude l’idea di tornare a lavorare in sede ed è disposto a lasciare il lavoro se questo dovesse essere richiesto dal proprio datore di lavoro. 

Di contro, a partire dal primo Gennaio 2023 (con la proroga sostenuta dal decreto Aiuti bis), la scadenza del regime semplificato dello smart working potrebbe indurre a un consolidamento della modalità tradizionale, ma di questo non abbiamo ancora notizie certe.

Dunque, cosa ci aspetta in futuro? 

Secondo un’analisi dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (INPS) la stragrande maggioranza dei rispondenti, considera lo smart working in modo positivo e solo una quota irrisoria, intorno al 9%, ha una concezione radicalmente negativa. Per quanto riguarda la scelta della modalità lavorativa, il 53.9% propende verso una forma parziale di smart working e considera quindi dei rientri periodici in ufficio; il 29.7% opterebbe invece per continuare a lavorare in forma agile per l’intero orario di lavoro. 

Negli ultimi anni abbiamo potuto appurare vantaggi e svantaggi di questa modalità.  Secondo la ricerca condotta dall’Osservatorio Smart Working, i principali benefici sono: 

  • Miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata;
  • Crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti.

Tra gli svantaggi possiamo invece ipotizzare:

  • Mancanza di interazione fisica con i colleghi e ridotta possibilità di confronto;
  • Difficoltà a separare gli spazi personali da quelli professionali.

Per rispondere alla domanda “quale modalità di lavoro preferiresti?”, bisogna prendere in considerazione oltre alle proprie preferenze personali anche altri fattori come: dimensioni dell’abitazione e conseguente disponibilità di spazi adeguati, distanza dal posto di lavoro, disponibilità di adeguate attrezzature informatiche e così via. 

A questo proposito, viste le svariate esigente e disponibilità di ognuno, la soluzione migliore consisterebbe nel dialogo e nel confronto tra le parti interessate, quindi datore di lavoro e dipendente, al fine di concordare la soluzione migliore in base alle esigenze personali e aziendali.

Visualizzazioni: 2

Altre notizie

News
Pubblicato il 13/03/2023
Questa mattina, presso la sede dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, si è proceduto alla firma…
LavoroNews
Pubblicato il 25/02/2023
L’importanza del Career Coaching nell’attuale contesto lavorativo è sempre più evidente, in particolare per i…

Ricevi aggiornamenti sulle attività di SafesPro direttamente nella tua casella di posta elettronica